30/06/2005
Sparare sulla Croce Rossa
La Croce Rossa sarebbe, avrete gia’ indovinato, e’ troppo facile, la
cosiddetta “Azienda Italia”.
Premetto: non sono un sadico (anzi un sado-masochista visto che sono, e mi
sento, italiano), non c’e’ compiacimento in quello che racconto, e, sia
ben chiaro, la realta’ non e’ cosi’ negativa come si potrebbe concludere
leggendo le storielle (tutte vere, non c’e’ niente di inventato) sugli
imprenditori italiani in Russia che appaiono qua e la’ su questo blog (ad
esempio in questo momento Natascia sta accompagnando come interprete un
italiano fabbricante di mobili in giro per clienti; per mostrare come e’
bene accolto basta dire che e’ riuscito addirittura a fissare un
appuntamento per le 9.00 di mattina! – e’ una grande concessione, perche’
si sa che a Mosca prima delle 10.00 lavorano solo gli operai e gli addetti
alla pulizia delle strade).
Solo che non si capisce come, in un momento difficile come l’attuale, non
si cerchi di rimboccarsi le maniche, tutti, per fare di piu’ e meglio
cogliendo ogni minima opportunita’ che si presenti.
Quello che cerco, quindi, e’ solo qualcuno con cui condividere tutto il
mio stupore e il mio sconcerto nell’assistere a scene come queste:
Nell’ufficio di un imprenditore italiano a Mosca:
F.. – “O ciao, G., bravo che sei venuto a trovarmi!”
G. – “Ciao F., e’ da un bel po’ che non ci si vedeva!”
F. – “Scusa, lasciami fare ‘sta telefonata”
G. – “A chi telefoni?, se e’ permesso”
F. – “Figurati, all’Ambasciata italiana a Mosca, vorrei che mi aiutasse a
risolvere un piccolo problema”
G. – “Iiiiihhhhh, lascia perdere!”
F. – “Dai, lo so, non sono mica un cretino, ma voglio provare”
G. – “Pensa che io, ormai, per certe cose (chiedere informazioni
commerciali un po’ riservate, anzi, neanche tanto, in fondo) mi rivolgo
ormai all’Ambasciata inglese!”
F. – “E ti danno risposta?”
G. – “Si, certo!”
F. telefona, spiega il suo problema (ha bisogno di essere messo in
contatto con il Direttore di una grande azienda russa, ma, da solo, non
riesce a farsi ricevere). Di la del filo l’ascoltano un po’, poi arriva la
risposta:
F. – storce la bocca, fa una smorfia “Ah, voi queste cose non le
fate? Ma allora cosa fate? E’ mai possibile che tutte le volte che vi
chiedo qualcosa, niente di straordinario, tutte cose lecite, con voi non
si riesce mai a combinare niente?”
Dall’altra parte del telefono stanno spiegando che di cose ne fanno
tante e che sono fin troppo impegnati
F. – “Pero’ quando c’e’ da fare i ricevimenti – e ne fate un bel po’ - non
perdete tempo e ci chiedete sempre di contribuire mettendo a disposizione,
gratuitamente, i nostri prodotti!”
L’interlocutore si sta dimostrando spazientito e seccato
F. – “Guardi che l’altro giorno e’ venuto da me un imprenditore
australiano, di una piccola azienda, non di una multinazionale, e lo sa da
chi era accompagnato? Da un addetto della ambasciata australiana! Se gli
altri lo fanno vuol dire che non e’ una cosa impossibile. Ma non dicevate
che le Ambasciate sarebbero cambiate, e che avrebbero cominciato a
mettersi a disposizione dell’economia italiana?”
Dall’altra parte il tono sta cambiando
F. – “Si lo so, lei non c’entra, non e’ colpa sua, ma mi consenta questo
piccolo sfogo, sa, e’ che gli italiani ancora non capiscono, o non
vogliono capire, che le cose sono cambiate e che, se continuano cosi’,
chissa dove andiamo a finire…”.
Si salutano, la telefonata finisce, F. guarda G.
G. – “Che t’avevo detto?”
F. – “ E’ che io non mi rassegno”
G. – “Ma F. che ci voi ‘fa, quelli chi li smuove?”

