
Cubanite
Mi devo iscrivere?
In questi giorni sto
perfezionando l'acquisto di un catorcio usatissimo, di fabbricazione
coreana, destinato a diventare la Cubanite
Car. Avere quest'auto non è, o meglio non sarà, visto che la consegna
è prevista per domani, semplice. Cominciando dal prezzo, semplicemente
folle (per i canoni italiani) considerato lo stato e l'età dell'auto. La
macchina è arrivata a fine luglio a Cuba direttamente dalla Corea. Con
comodo le autorità cubane hanno proceduto allo sdoganamento e
all'approvazione. Io nel frattempo sono dovuto andare alla motorizzazione
centrale (Via Blanca y Aguadulce) a farmi rilasciare un certificato che
attesti che possiedo un solo mezzo di trasporto (la vespa) perché ogni
straniero con permesso di residenza temporaneo, ovvero chi lavora a Cuba,
ha il permesso di possedere 2 mezzi di trasporto. Per avere il certificato
ho dovuto presentare il mio incubo personale: i
sellos in CUC (marche da bollo), che
si comprano in alcune banche dopo lunghe code. Ovviamente anche dovuto
saldare anticipatamente l'intera somma richiesta, effettuando un
versamento al BFI - Banco Financiero
Internacional. Oggi, insieme ad altri neo possessori di altre auto
(nuove e usate), sono stati alla zona franca di Alamar. Dopo lunghe attese
abbiamo fatto una simpatica carovana fino alla motorizzazione della 1°
Avenida (che serve i residenti di Playa, Marianao e La Lisa) tutti
guidando la propria vettura senza targa. A rendere più emozionante la cosa
è capitato che la mia auto sia rimasta senza benzina, con conseguente
sosta di una mezzora sotto il sole. Alla motorizzazione hanno ispezionato
le macchine, ovvero riportato su un modulo i numeri di carrozzeria e del
motori. Inutile dirvi che leggere i numeri ormai consunti su auto
vecchie di anni è tutt'altro che facile, vero? Infine siamo stati
all'ufficio/show room della Cimex,
l'organismo cubano che ci vende le auto a registrare il contratto.
Domattina, con altri 30 CUC in sellos, dovremo tornare alla motorizzazione
dove, salvo imprevisti, ci consegneranno le targhe, con le quali la Cimex
infine ci darà l'auto. La mia dovrà subito essere visitata da un meccanico
in quanto necessita urgente messa a punto di mantenimento. Mi vien male.
Non dico che son pentito ma ... che fatica.
22/09/2006
(Cubanite)
Arte moderna a Cuba
Chi
ama l'Arte Moderna potrà trovare a Cuba, e soprattutto all'Avana,
elementi interessanti sia dal punto di vista pittorico che scultoreo.

L'arte moderna si presta a simbolismi e interpretazioni. Probabilmente, a
seconda del punto di vista ideologico e politico, i tre manichini della
foto, da quanche settimana esposti in diverse posizioni in Calle
Monserrate , possono essere uno specchio dell'anima di Cuba o
dell'Occidente.
A scuola di Coco Taxi
agosto 2006

E si, dovevo supporlo, anche
per poter guidare un Coco Taxi a Cuba è necessario andare ad
un'Auto Scuola. Ora ne ho le prove!
Il Carnevale
dell'Avana è rimandato a tempo indeterminato, hanno smontato tutte le
tribune lungo il Malecon. In questo momento non ci sono neppure i cartelli
contro Bush e Posada Carril intorno
all'Ambasciata USA e non tutte le bandiere nere con la stella bianca
sventolano sui pennoni, ma immagino questa sia una precauzione anti ciclonica.
Marco Cubanite
L'embargo contro Cuba
Dmitri Lebedev ZUCCHERO

L'embargo contro
Cuba c'è, eccome se c'è
Sinceramente mi cadono le braccia ogni volta che
leggo sui vari forum dedicati a Cuba o nei commenti di questo blog gente che ne
nega, se non l'esistenza, i nefasti effetti che ha il Bloqueo U.S.A.
sull'economia cubana. Sono fatti e quindi storia, non supposizioni o idee che
dal 1960 gli Stati Uniti d'America hanno stretto d'assedioo, a volte anche
fisicamente con la loro flotta navale, l'Isola di Cuba. L'embargo ha vissuto
diverse fasi, in alcuni periodi le maglie si sono allentate, per esempio dal
1977 al 1981 ai cittadini americano non era vietato per legge fare viaggi di
turismo a Cuba, per poi stringersi, in maniera soffocante dal maggio 2004. Si
spera che alcune recenti dichiarazioni di politici americani di area democratica
seguano con i fatti e che l'embargo possa essere se non completamente eliminato,
almeno affievolito. Ma in effetti cosa è l'embargo, eccolo in pochi ma
fondamentali punti:
1) Divieto per le aziende americane e per le loro filiali anche con stabilimenti
all'estero di vendere merci a Cuba. Sono esclusi prodotti agroalimentari non
lavorati di primaria necessità e poche medicine (ma non macchinari medici),
dagli USA Cuba importa principalmente Grano, Mais, Riso e Polli.
2) Divieto ad aziende non americane di vendere qualsiasi prodotto che abbia più
del 10 % di componentistica americana. Ostacoli e multe a aziende straniere che
operano con Cuba e vogliono vendere od avere attività commerciali con gli USA.
3) Divieto ai cubani o intermediari di vendere negli USA qualsiasi prodotto
cubano o con materie prime cubane. Qualsiasi cosa contenga nikel cubano, per
esempio, non può entra e negli USA. Le norme sono rigidissime per i sigari, che
devono essere una vera ossessione per il legislatori americani anticubani: un
cittadino statunitense commette un reato se compra un puros cubano in qualsiasi
parte del mondo, sanzioni di migliaia di dollari.
4) Divieto alle navi che attraccano nei porti cubani per 3 anni di attraccare
nen porti USA. Il che evidentemente aumenta i costi di trasporto. Ovviamente il
divieto oltre alle navi merci ed alle petroliere vale per le navi da crociera il
che di fatto taglia fuori Cuba dal ricco mercato del turismo croceristico.
5) Divieto ai cittadini americani di viaggiare a Cuba. I turisti che lo fanno
contravvengono alla legge, pagare tuttomn in contanti, e per raggiungere Cuba
devono passare da paesi terzi, come Canada, Bahamas o Mexico. Il divieto è
esteso ai cubani americani, che non possono tornare a Cuba più di una volta ogni
3 anni ed hanno severi limiti di spesa.
5) Blocco finanziario che probabilmente è quello che affetta di più l'economia
cubana. Cuba non può usufruire dei crediti e prestiti internazionali. Le banche
che commerciano con Cuba possono essere multate (lo è stata recentemente la UBS
svizzera.). Ciò che Cuba compra dagli USA deve essere pagato prima che la nave
salpi dagli States. A Cuba per colpa dell'embargo non sono accettate 2 diffuse
carte di credito, la American Express e la Diners Club. Italiani la cui banca
italiana aveva incautamente mandato un bonifico per Cuba appoggiandosi a una
banca americana si sono visti sequestrare l'importo del bonifico.
Ovviamente l'embargo e aggirabile. A Cuba si trovano molti prodotti americani,
ma provengono non direttamente dai produttori, ma da singoli importatori il che,
unito al problema dei trasporti fa lievitare i prezzi.
Da anni, periodicamente Cuba all'assemblea dell'ONU chiede la rimozione
dell'Embargo, a parte USA, Israele e le Isole Marshal il resto del mondo fota
compatto a favore di Cuba. Alcuni, soprattuto a Miami, sostengono che il Bloqueo
è una scusa cubana per giustificare manchevolezze della Revolucion. Saggiamente
il cancelliere Cubano Perez Roque ha dichiarato "Se il Bloqueo e una nostra
scusa, allora toglietecela".
In effetti è inconcepibile l'ostinazione statunitense, con l'embargo Kennedy
voleva mettere in ginocchio l'Economia Cubana, ma in 47 anni Cuba sia pur con
mille problemi segue gli ideali rivoluzionari, quindi è evidente che l'embargo
non serve assolutamente a nulla, se non a far star peggio i cubani. Suvvia, è
passato quasi mezzo secolo, i comunisti non fanno più paura a nessuno (ex nostro
presidente del Consiglio a parte), e in verità a Cuba più di comunismo si parla
di nuovo socialismo, non sarebbe ora di levare questo embargo e stare a vedere
che succede?
Marco Cubanite

03/12/2005
Una rivoluzione ha sempre molte cause. Ogni storico ha la sua teoria. Il
petrolio è stato indicato molte volte come la causa di guerre e rivoluzioni. E
lo zucchero? avevate mai sospettato che all'origine di una rivoluzione ci
potesse essere lo zucchero?
Dmitri Lebedev
Lo zucchero come un fattore della sicurezza nazionale
Un paio di
frase fuori del tema zucchero: l’inverno continua, fa meraviglia che quest’anno
arriva esattamente secondo il calendario, neve e sotto zero il 1 novembre,
poi fortunatamente non
ha fatto troppo freddo , fra 0 e -10, niente di speciale, ci siamo abituati.
Ma il 1 dicembre sottozero -20 gradi. Bbrrr, cambio il
cappello, (ancora non mi metto il colbacco), attacco una fodera sotto la giacca
invernale. Non si cammina fuori a lungo, ma si vede nella finestra i bambini
che giocano senza notare il freddo.
E ora
allo zucchero. È il prodotto così di uso comune tutti i giorni che uno
non se lo immagina essere
un argomento della politica e tanto più della sicurezza nazionale. Vivi un
secolo, studia un secolo. Leggo su questo tema nella rivista «Economic
Geography», Volume 81, Ottobre 2005.
Negli Stati
Uniti dal diciannovesimo secolo c'è sempre un discorso fra politici, populisti e
industriali sulla produzione interna dello zucchero. In quegli anni gli USA già
dipendevano molto dalle importazioni dagli stati caraibici, dalle Filippine
e da altri. C’era una lobby dei produttori dello zucchero degli stati del
Sud in USA,
che esercitava pressioni politiche, i discorsi nel Congresso, e così via.
Alla fine questi discorsi ottennero che il governo emettesse misure a favore dei
produttori interni. Gli investimenti e la produzione interna cominciarono crescere.
Dapprima le misure furono tariffarie, poi il governo Usa decise che le tariffe
potevano deformare il mercato e alzare i prezzi, quindi sostituì alle tariffe i contingenti.
Però durante
la Seconda Guerra Mondiale la situazione con lo zucchero negli USA divenne grave: lo
zucchero fu il primo mercato razionato e l’ultimo liberalizzato dopo la
guerra. A quanto pare durante la guerra i produttori interni non riuscivano soddisfare la domanda che
cresceva. Per esempio, gli scienziati scoprirono che i soldati che consumano
lo zucchero hanno più resistenza alla fatica.
Dopo la guerra,
lo stato, che già partecipava in modo rilevante al sostegno della produzione interna,
dovette risolvere vari problemi. L'industria nazionale proponeva di rafforzare
le misure a suo favore, adducendo vari motivi: lo sviluppo dell’industria
interna, il ruolo sociale nel mantenere l'occupazione, (e il costo basso
della manodopera all’estero).
Alcuni politici usa nel 1950 si chiesero se il perseguire gli scopi della
sicurezza nazionale non creasse altri problemi della stessa sicurezza. Le quote
all'importazione sempre più elevate nei confronti dei Caraibi creavano
in quei paesi instabilità economica e era all'origine dei movimenti comunisti proprio
ai confini degli USA.
Queste voci
contro le quote
erano sempre più forti, ciononostante nel 1956 il Presidente degli USA decise di
abbassare la quota di Cuba a un terzo. L’isola si trovò a fronteggiare
all'improvviso una domanda
molto più bassa, scarsità dei redditi, instabilità sociale e politica. Due
anni dopo a Cuba vince la rivoluzione e l’isola cambia le relazioni economiche,
volgendosi all’URSS.
Molto
interessante vedere l’esempio delle industrie USA che, inseguendo i
propri scopi
propri col pretesto della sicurezza nazionale, la danneggiarono. E poi è
una scoperta per me che ci fu la rivoluzione a Cuba per lo zucchero.
| |
|