Cuba
Al tempo di Fidel
Aldo Vincent
Le dame bianche
22/03/2007
Come sapete, a Cuba non ci sono prigionieri politici.
Se ci fossero, sapresti dove sono incarcerati e invece, nessuno ma proprio
nessuno, ti sa dire dove stanno.
Per cui, non ci sono prigionieri politici qui, altrimenti incontreresti i
parenti che chiedono la loro liberazione. Invece, per quanto tu vada
chiedendo in giro, salvo qualche velata insinuazione, non trovi nessuno che
ti parli di un loro parente fermato in un luogo “speciale” tipo i
sotterranei del palazzo di fianco al vecchio edificio Bacardi, di processi a
porte chiuse senza il diritto dell’avvocato difensore, delle accuse assurde,
delle condanne eccessivamente severe per poter essere esemplari…
Non ci sono prigionieri politici ne’ reati d’opinione, anche se quella
signora ti racconta di suo padre giornalista che andato in pensione, passava
il tempo raccogliendo ritagli del quotidiano nazionale, e quando gli
articoli si contraddicevano tra di loro scoprendo clamorose bugie, li
incollava insieme su di un foglio con una noterella e si prese diciotto anni
di galera.
O il marito di Nemis (il nome è inventato) che ha preso quattro anni e poi
sette – totale undici – e non ha ancora visto sua figlia che ha quattro
anni, e lei fa la ballerina al Tropicana, e si vende per poterla mantenere…
Leggende, solo leggende. Chisme, dicono qui: pettegolezzi. Non ci sono
prigionieri politici qui, altrimenti la gente ne parlerebbe.
Però c’è Marta.
Veste di bianco come le santere, le iniziate alla religione africana che
dedicano la loro vita ad un loro santo e se qualche donna coraggiosa si
rivolge a lei per reclamare la liberazione di un parente prigioniero
politico, con una frettolosa iniziazione le nomina santere pure loro e tutte
insieme, vestite di bianco, scendono in piazza a reclamare.
L’hanno pestata, imprigionata minacciata, e ricoverata in manicomio ma
niente. Lei continua a protestare.
L’ultima volta fu l’estate scorsa al Vedado finchè intervennero i cosiddetti
operai della Brigata Bla Roca Calderaio - che in realtà sono picchiatori del
regime – che pestarono tutte a sangue e a martellate ruppero la telecamera
della CNN che le stava riprendendo.
Chissà quali sono le ragioni perché Marta non scompaia in qualche
sotterraneo, o forse è la sua forza morale che la protegge. Sta di fatto che
è ricomparsa lunedì scorso al Parco Centrale, improvvisamente, con le sue
dame bianche, con cartelli e colombe bianche liberate nel cielo al grido di
libertà, libertà, per i prigionieri politici. Ma questa volta nessun
pestaggio. Le hanno solo imposto di sciogliere l’assembramento e di non
andare in piazza della rivoluzione. E lei, con tutte le sue dame bianche, se
n’è andata.
Per questa volta.
Al tempo degli Usa

Foto
Marco Cubanite