Generation Y 

Cuba

Yoani Sanchez da Cuba 

                                                                          quando ero all'Avana   Aldo Vincent

 Me ne sto nel  posto pubblico Internet di Ovispo, uno dei due rimasti dopo che negli ultimi mesi ne avevano chiusi ben quattro. Una ragazza cubana, due occhioni teneri,  mi si avvicina per chiedermi di poter usare la mia targhetta, vuole  controllare se ha ricevuto posta. Già una volta ero stato vittima di una provocazione da parte di un giovane poliziotto, che mi aveva voluto mettere alla prova chiedendomi la stessa cosa. Quella volta non abboccai, ma questa ragazza mi fa tenerezza.

Non è permesso ai cubani di collegarsi col Web dai luoghi per gli stranieri, ma una ragazza accompagnata non dà nell'occhio. La faccenda invece si mette subito male, perché la ragazza rapida  mette nel computer una pennetta USB,  la poliziotta di servizio la vede e si avvicina gridando. Io mi metto tra loro tra loro due e non le permetto di strapparla via dalla tastiera. Arriva anche la funzionaria e l'aria é da rissa. Io tengo lontane con le mani poliziotta e funzionaria,  con questa diavoletta che digita alla velocità della luce ed io a dirle: "Smettila, perdio, qui finiamo tutti in galera", ma lei nulla.  

Quando la situazione si fa insostenibile lei, senza alzare gli occhi, toglie la pennetta dal computer e scappa via, confondendosi tra la folla di Ovispo.

 

Yoani Sánchez (1975)
Licenciada en Filología. Reside en La Habana y combina su pasión por la informática con su trabajo en la Revista Digital Consenso.

Yo sospecho, tú sospechas, todos sospechamos

 
 
 
 
                                                            LE DUE CITTA'. L'ALTRA AVANA


C'é una città che scorre al nostro lato senza toccarci. Una Avana che parla di 'parmigiano, di centimetri di verde, di week-end a Cancùn. Questa è un'altra metropoli che si mischia scarsamente con la nostra,  e in nulla sembra offrire lo scenario di distruzione e povertà che forma il nostro ambiente.

Chi vive in una delle due, non immagina - in tutta la sua estensione - un'altra città che la completa. Una corre veloce sulle quattroruote, mentre la nostra fa passare la gioventù in attesa del bus. La dolce Avana dell'abbondanza si dispiega a Ovest specialmente verso la zona di Miramar,Cubanacán, Atabey e Jaimanitas. La mia, quella vera, cresce a salti verso San Miguel, Diez de Octubre, El Calvario y Fontanar.  La mia Avana deterioriata compra nei negozietti, chiede quello che costa meno, odora di scarichi, mentre quell'altra città dove abitano i ministri, gli alti funzionari e i diplomatici, si muove tra i canapé e le reception, diffonde il delicato aroma delle creme idratanti. Quando le due città si incontrano e si sovrappongono, non capiscono la realtà distante in cui vivono. Mentre una si lamenta del mobilio Ikea superato e delle difficoltà di trasportare il container dei mobili nuovi dal porto, l'altra si dondola sulla poltrona rovinata dei nonni e si immerge nel mercato nero.

 

 Preferisco, ciononostante, la capitale decrepita dove giro ogni giorno, perché almeno è coerente e trasparente con quello che tiene al suo interno.
La abbiamo fatta a nostra immagine e somiglianza, o meglio, siamo noi che la imitiamo nella sua miseria e rassegnazione.

 

 
 

 
                                                           NON CI POSSO CREDERE

 

A quanto pare, dopo anni di paralisi l'orologio della stazione ferroviaria si è rimesso a funzionare.

Questo non significa che adesso i treni partono e arrivano in orario. Ma almeno i passeggeri posso controllare i ritardi.

Qui sotto ho messo una foto dell'orologio della Camera di Commercio, se lo aggiustano potremo verificare la lentezza con cui si muove la nostra economia.

 

                                 


                                                  MARINAIA

La relatività della distanza ossessiona i barcaioli cubani. Così vicina ma tanto lontana, sembra dire loro la striscia di mare che separa Cuba dagli Stati Uniti.

Quando l'Istituto di Meteorologia annuncia bel tempo per i prossimi giorni, le spagge isolate di Cuba vedono partire barche con uomini e donne, che la nazione perde, che useranno altrove il loro talento, il loro tempo e la loro vita
Qualcuno appicca a questa immigrazione illegale il cartellino di 'economica', come se a Cuba l'economia e la politica potessero andare ognuna dalla sua parte.

 

 

 

 

 

 

Molte persone mi domandano come si costruisce una barca. Amici miei, non so distinguere la prua dalla poppa. Di marinaia ho solo la vertigine che mi procura questa isola alla deriva. Sono una di quelle che non impararono a nuotare da piccola, e non ho mai visto la faccia nascosta di El Morro dal mare aperto.


 

                                                                            Io sospetto, tu sospetti, tutti sospettiamo

La maestra di mio figlio racconta che tra gli studenti ce ne è uno –in incognito- che aggiorna la lista di quelli che non si comportano bene. I ragazzi stanno sperimentando la paralisi che genera il sentirsi osservato, il timore che provoca la delazione. Per il momento la soffiata dello studente spione può solo occasionare un rabbuffo o un castigo, poi arriverà un giorno che potrà costare l’impiego, la possibilità di viaggiare, la privazione di piccoli privilegi e la libertà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



La Habana, 29 de septiembre de 2007

                                  
"En la guerra como en la paz maltendremos las comunicaciones"
I ragazzi di OMNI-Zona Franca hanno trovato una soluzione al problema dei telefoni sradicati, alla vocecita che dice " il numero non può essere raggiunto a causa della congestione nelle linee "  e all'appetito del telefono cellulare che assorbe il nostro minuto senza pietà. Se vogliamo un servizio telefonico, é qui: dipinto in due dimensioni, inafferrabile e disperato come un dolce dietro la vetrina.




 Yoani Sánchez


 Yoani Sánchez


 

 

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Ultimo aggiornamento: 25-05-08.