In treno 

           

                      Gli ubriachi piovono dal cielo    Daniele Castiglioni

Il viaggio verso Neryungri lo faccio in vagone obsche, cioè la più economica sistemazione.

Sperimento per la prima volta questo modo di viaggiare, che è abbastanza pesante e scomodo,

ma non impossibile se si riesce a destreggiarsi tra persone, bambini e

provodniki. Oltre agli ubriachi naturalmente, dato che sono una costante sempre presente.

Sono spinto da una irrefrenabile voglia di arrivare e vedere Yakutsk, la capitale della Yakutia, mitica terra

sognata già dai tempi in cui la conoscevo solo per averne letto il nome sul tabellone di Risiko. Enorme e

misteriosa, antica terra delle scorribande dei mammut, culla di popolazioni preistoriche, ricca di oro, diamanti

e pietre preziose, interamente ammantata di foreste solcate da fiumi immensi, tra cui spicca la Lena.

Novecentomila abitanti su un territorio vasto come l’India. Vie di comunicazione praticamente inesistenti,

eccetto qualche strada non degna di questo nome e la ferrovia verso Yakutsk perennemente in costruzione.

Tutti questi fattori alimentano in me quel fremito, quell’anelito di viaggiare attraverso questa terra per

scoprirla e cercare di interiorizzarla. Come spesso accade sto viaggiando senza avere un’idea precisa di

come arrivare a Yakutsk, di quanto tempo ci vorrà, di quanti soldi mi costerà. Ma questo non fa che

aumentare l’emozione e dunque il piacere.

Caratteristica del vagone obsche è quella di non potersi sdraiare e dormire, come ad esempio nel

platskartnyj, ma i posti sono a sedere, per far stare più persone nella carrozza. Ciò comporta tutta una serie

di disagi che rendono il viaggio, di per sé già lungo data la lentezza cronica dei treni russi, una prova

snervante e assolutamente estenuante. Non esistono ovviamente i soliti materassi, lenzuola e coperte per

dormire, ma con un po’ di fortuna lo si può fare nella “cuccetta” superiore, sempre che sia libera o che la si

liberi da bagagli altrui. C’è una sorta di competizione per potersi coricare lassù, ma il posto è uno ogni trequattro

persone, quindi generalmente difficile da accaparrare se si sale ad una fermata intermedia del

percorso del treno.

Bambini che urlano e mangiano, piedi dall’odore nauseabondo che spuntano all’altezza del naso dai posti

superiori, bagagli ammassati in alto e barcollanti, sovraffollamento: cosi si presenta un vagone obsche, più o

meno come un treno pendolari, tranne che dovrò starci circa 20 ore. Dopo sole quattro ore di immobilità

forzata il sedile mi sembra di pietra e non riesco più a trovare una posizione “comoda”; di fronte a me siede

una robusta signora con la figlia che regge perennemente in mano un mazzo di fiori, dopo un po’ iniziamo a

chiacchierare per far passare il tempo e la signora mi dice che stanno andando a Skovorodino per un

matrimonio, dunque i fiori sono per la cerimonia e non devono rovinarsi. Un soldato seduto vicino a me mi

chiede di parlare dell’Italia e mi regala due cicche, ma anche se ho trovato persone con cui discorrere il

tempo sembra essersi fermato e l’apatica velocità di crociera acutizza questa mia sensazione. Mi pare di

essere su questo treno da un mese.

Due ubriachi sui cinquant’anni sono proprio di fianco ai nostri posti, adagiati in quelli tra il finestrino e il

corridoio, intenti a scegliere cosa sia meglio per continuare il viaggio: birra o wodka? Alla fine optano per la

tradizionale bevanda russa da 40 gradi, anche se il provodnik, passando, ricorda loro che è proibito bere

superalcolici sul treno e lancia un avvertimento che però non colgono. Uno dei due probabilmente non arriva

a cinquanta anni, ma ha un aspetto molto “vissuto”, viso segnato, occhi come due piccole fessure, parlata

biascicata. L’altro è più vispo e tenta anche di abbracciare la formosa signora davanti a me, ma viene

malamente respinto dalla stessa, poi inizia discorsi per me incomprensibili ma molto esilaranti per tutti gli

altri, cerca di fare battute sui sacchi di cetrioli posti sopra di noi e continua a ridere in ritardo rispetto alle

risposte degli altri. Finite le bottiglie si arrampica sulla cuccetta sopra di me e si sdraia cadendo in un sonno

agitato, al contrario del suo amico che si è sdraiato in alto sopra i loro posti ma è immobile durante il sonno.

Passa un’oretta tranquilla e mi metto a giocare con un bambino che attraversa il corridoio, poi appena si

allontana il mio sguardo è attirato verso il finestrino, ma un tonfo sordo e pesante alla mia sinistra mi fa

girare subito la testa: l’ubriaco che dormiva “tranquillo” si è forse spostato nel sonno ed è precipitato

rumorosamente da circa un metro e sessanta di altezza, spiaccicandosi nel corridoio un attimo dopo che il

bambino si era allontanato. Un secondo prima e lo avrebbe frantumato sotto il suo peso. È atterrato di

braccio, schiena e anca, a peso morto come un sacco di patate, la scena è abbastanza insolita e me la

ghigno parecchio. Il bello è che, a parte l’attimo di risveglio ed i lamenti dovuti all’atterraggio doloroso, si è

risistemato subito in mezzo al corridoio, come se fosse ancora in cuccetta, ricominciando a dormire per terra!

Quando gli altri passeggeri capiscono che sarebbe andato avanti a dormire impedendo il passaggio nel

corridoio iniziano a urlargli dietro frasi poco gentili e lo svegliano a calci e strattoni, in questo si impegnano

anche la signora di fronte a me ed il soldato con cui stavo parlando. Sollevatosi più o meno in piedi, il

malcapitato si accuccia seduto al suo posto e continua a ronfare lamentandosi nel sonno per i dolori della

caduta. Il suo amico che dorme sopra di noi non si è accorto di nulla.

Durante il viaggio mangiucchio qualcosa preso dal sacchetto con il cibo regalatomi dalla mamma di Vitalij, in

cui c’è di tutto: formaggio, salame, pane, pomodori, brioches, ecc. A differenza di molti altri, butto nel

contenitore della spazzatura gli scarti del pranzo (bottiglie di plastica, carte e cartacce, sacchettini di

plastica), ma quasi tutti non mi imitano e gettano qualsiasi cosa dal finestrino. Il rispetto per l’ambiente è

praticamente nullo.

Fino a Skovorodino il viaggio è più o meno tranquillo, ma nel tratto seguente, fino a Tynda, diventerà un

inferno. Cominciano infatti a salire ad ogni stazione sempre più persone ed il vagone trabocca. Poco dopo

Skovorodino, esattamente alla stazione di Bamovskaya, lasciamo la linea transiberiana per iniziare a

puntare decisamente verso nord, direzione Tynda appunto, dove passa la linea BAM (Bajkal-Amur). Il mio

treno non si immetterà sulla linea BAM ma proseguirà poi ancora verso nord, fino a Neryungri, seconda città

della Yakutia, situata qualche decina di km dopo il confine tra regione dell’Amur e la stessa Yakutia.

Una compagnia di ragazzi che stanno andando a Tynda ha scelto i posti vicino a me per sedersi. Sono

stanco e loro sono rumorosi, ridono, scherzano e soprattutto sono tanti e dobbiamo stringerci parecchio per

stare tutti seduti. Iniziano a bere dalle bottiglie di plastica di birra, versano il contenuto in tanti bicchieri e

fanno passare il tempo chiacchierando tra loro. Hanno colonizzato il tavolino davanti a me appoggiandoci

bicchieri colmi di liquido aromatizzato al luppolo e improvvisati vasi di plastica contenenti i mazzi di fiori per

le loro ragazze. Il treno prosegue spesso a strattoni e più di una volta cade e si rovescia tutto, birra e acqua

dei fiori, inondando tavolo e pavimento sottostante. Intanto ci ha raggiunto un altro ubriaco, un amico degli

altri due già citati prima, che si è accovacciato stendendosi tra le schiene dei ragazzi di fronte a me e lo

schienale del treno. Praticamente un sandwich umano ubriaco. Secondo me è in qualche modo imparentato

coni Chukchi dell’estremo nord-est russo: ha degli occhi azzurrissimi e brillanti, ma un viso duro, squadrato,

da orso bianco, con sopracciglia fittissime. Non si accorge di gridare mentre parla e viene più volte zittito da

tutti. Offre ai ragazzi del pesce salato pieno di lische che tira fuori dalle tasche, ma viene schifato da tutti e si

offende, cosi decide di dormire dopo aver sorseggiato una lattina di birra. Purtroppo per lui il suo pisolino

coincide con le varie alluvioni causate dal rovesciamento della birra e dell’acqua dei fiori, che creano piccole

cascate che si tuffano dal tavolino direttamente nelle sue scarpe lasciate sul pavimento. Tra risate, birra,

confusione, sovraffollamento e la mia insoddisfabile voglia di dormire arriviamo a Tynda dopo non so quante

ore per percorrere 180 km. Scendono quasi tutti e pochi salgono, cosi avrò posto per sdraiarmi! La

provodnitsa sveglia dolcemente l’ubriaco simile ad un chukcho per avvertirlo che questa è anche la sua

fermata: gli strappa il braccio su cui poggia la testa mentre dorme e la sua testa pesta cosi violentemente

contro il bordo di ferro del tavolino. Una botta allucinante. Si sveglia, prende la borsa, non un lamento,

finisce la lattina di birra e si allontana barcollando. Gli altri suoi compari se ne vanno in fretta e furia

dimenticandosi sul treno gli occhiali di uno dei due; sono veramente sfasciati, ancora una volta penso alla

frequenza di scene come questa in Russia e mi domando se mai il problema dell’alcolismo verrà almeno

ridotto.  top

  Daniele Castiglioni            Verso il fiume

L’Amurskij boulevard si stende in linea retta dalla ferrovia al fiume, nella parte centrale del viale passano i

tram, su rotaie ghiacciate semi nascoste tra la bianca neve indurita. Con molto cautela attraverso la

carreggiata o passo sopra ai binari, consapevole del fatto che il ghiaccio è un’insidia sempre presente e

pericolosa. Sui marciapiedi incontro uomini e donne che, con un piccolo scalpello fissato ad un bastone,

sono intenti a rompere lo strato di neve ghiacciata per creare un piccolo passaggio pedonale meno

scivoloso. La neve pressata e consolidata dal gelo è talmente dura che scalfirla è un’impresa ardua e per

liberare qualche metro di marciapiede servono molte ore. Le singolari “mattonelle” di ghiaccio, risultato

dell’operazione di pulizia delle zone pedonali, sono accatastate ai bordi delle strade in piccole montagnette

che resisteranno fino a primavera. Come al solito devo anche stare attento ai tombini, che possono celare

insidie subdole (cioè capitomboli nelle loro oscure voragini) durante il passeggio. Sono assolutamente senza

mappa della città, ma non ho particolari problemi nel riconoscere le strade, cosi con un sorriso mi rendo

conto della padronanza che ho ormai acquisito nel girovagare in questa grande città lontanissima da casa

mia.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 25-05-08.