Milla lire 

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aldo vincent                      A proposito delle batterie

 A proposito delle batterie ti devo raccontare un episodio divertente. Era proibito per me infedele attraversare la frontiera del Sudan,  ma io mi ero travestito da sceicco arabo ed ero arrivato in Egitto a cavallo. Un trenino a scartamento ridotto mi aveva portato poi ad Abu Simbel, la nota località turistica, dove con un cammello ero andato nel deserto a cercare due piramidi sommerse dalla sabbia vicino ad una famosa Oasi. Arrivo in questa zona desolata e la sete si faceva sentire anche se era solo febbraio. Mi si para dinanzi un beduino con un cammello ed una soma con due grandi sacche laterali. Scende dal cammello e apre le sacche: erano piene di bibite immerse nel ghiaccio! Ho riso come un pazzo, ho preso una cocacola e gli ho chiesto se aveva le batterie da un volt e mezzo e me ne ha venduto un pacco da dodici insieme ad un paio di occhiali Rayban che, diceva, erano indispensabili per gli occhi non abituati come i miei. Li ho pagati una somma sproporzionata, ma mi stavano proprio bene.

 L’Egitto, che nazione di intraprendenti! All’aeroporto dove mi aspettava l’aeroplano che mi avrebbe portato a Luxor  da cui una feluca mi avrebbe fatto navigare il Nilo, mi si avvicinò un uomo con una cassetta sormontata da un campanello da bicicletta. Dice:

- Italiano?

 - Sì 

-  Lucida le scarpe  

Io so ormai da tempo che con gli egiziani occorre un’estenuante trattativa prima di concludere qualsiasi affare. 

- Quanto vuoi?

 -  Milla lire

 Accetto subito. Sono stanco. 

Mi pulisce una scarpa e poi mi chiede di vedere i soldi. Gli mostro mille lire egiziane. Dice che non era quanto pattuito:

 -         Io avevo detto milla lire italiane

 -         Scusa, siamo in Egitto parlavamo di lire egiziane

 -         E invece no, sei italiano e parlavamo di lire italiane altrimenti ti dicevo lire egiziane

 Dopo una lunga discussione ci accordiamo su tremila lire egiziane e gliele allungo. Le prende ma non è contento:

 -         E il ragazzo? – mi dice

 -         Il ragazzo cosa c’entra? – gli chiedo

 -         Lo porto con me per imparare il mestiere. Non vuoi dargli la mancia?

 Gli allungo altre cinquecento lire. Le prende e fa:

 -         E la crema e i prodotti che ti ho messo?

-         Ma non sono compresi nel prezzo?

 -         No, noi abbiamo concordato il prezzo del mio lavoro, ma non il materiale

 Altri dieci minuti di furiosa trattativa e finalmente gli sgancio le ultime cinquecento lire. Le prende e se ne va.

 -         Ehi, - gli grido dietro – e l’altra scarpa?

 -         Quale altra scarpa? – mi chiede

 -         Mi hai pulito UNA scarpa. Mi devi pulire anche l’altra, o no?

 -         Non abbiamo mai parlato di DUE scarpe – mi dice – per pulire l’altra scarpa mi devi dare altre milla lire

 Chiamarono per l’imbarco e fui felice di troncare quella conversazione. L’imbarco si svolse così: c’era disegnata per terra una striscia gialla e ci misero tutti ammucchiati in modo che nessuno la superasse, poi al fischio di un agente, ci precipitammo tutti sull’aereo per accaparrarci il posto migliore, e questo avvenne PRIMA che scendessero tutti gli altri passeggeri, ti lascio immaginare con quale disagio. Ma questo è nulla, per andare via da Banjul occorreva prendere l’aereo che arrivava il giovedì da Free Town, nella Sierra Leone. Per prenotarsi nel volo fino a Manchester occorreva dunque andare a Banjul e prenotarsi presso l’ufficio della linea aerea. Una volta là una bellissima nera che avrebbe potuto fare tranquillamente la modella, prendeva la prenotazione, incassava il valsente e poi si girava verso un poster sulla parete dove stava disegnato un aeroplano con i sedili numerati, come a teatro, e dopo aver ricontrollato la prenotazione, metteva una croce sul sedile che avresti dovuto occupare.

 Dico avresti dovuto, perché il giovedì, quando arrivava l’aereo, scoprivi che la persona che avrebbe dovuto alzarsi dal posto che adesso dovresti occupare tu, invece ha prenotato fino a Manchester, solo che i due uffici non se lo sono detto e tu, dopo aver questuato un altro posto senza esito, ti convinci a scendere a terra per aspettare l’aereo del giovedì successivo. A me è capitato quattro volte di seguito.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 25-05-08.