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MOSCA di Sognorusso
Nozze
vodka
20/10/2005
Il paesaggio urbano
C’e’
un bel film famoso russo che trasmettono in Tv almeno una volta l’anno
(immancabilmente nel periodo a cavallo del Capodanno); quattro amici moscoviti
festeggiano, come e’ usanza, la fine dell’anno alla sauna e, come e’ usanza,
si ubriacano. Uno dei quattro conserva un biglietto aereo (l’avevano dato a
lui perche’ considerato il piu’ affidabile…) ma, ubriaco, non si ricorda piu’
a chi deve consegnarlo, cosi’ sceglie uno degli altri tre (quello sbagliato) e
lo fa partire. Il malcapitato arriva a San Pietroburgo, dice al taxista il suo
indirizzo e si ritrova davanti a un palazzone che sembra proprio il suo,
entra, si’, e’ proprio tutto uguale, va verso il suo appartamento, strano c’e’
la porta aperta, non guarda neppure dove mette i piedi, casca dal sonno e ha
in corpo una gran quantità di alcol, cosi’ si addormenta subito.
L’appartamento non e’ il suo, del resto lui abita a Mosca, ma di una ragazza
che sta aspettando il fidanzato per il cenone del 31 dicembre.
Questo e’ lo spunto
da cui trae senso tutta la trama del film, una commedia.
C’e’ un po’ di
esagerazione ma e’ una storia che, in fondo, potrebbe davvero essere accaduta.
Il comunismo ha uniformato e appiattito tutto il grande Paese dell’ex Unione
Sovietica. Ha fabbricato in serie e distribuito in tutto il suo immenso
territorio brutti palazzoni in cemento, con pochissime varianti, orizzontali
grandi, orizzontali piccoli, verticali alti, verticali un po’ meno alti. Nello
stesso tempo ha favorito l’urbanizzazione e l’abbandono delle campagne. Ha
costruito dal nulla nuove città e ha abbattuto molto nelle vecchie. Cosi’ le
città russe (a parte poche città, Mosca, S.Pietroburgo, le cittadine
dell’Anello d’oro e qualcun’altra, in cui il comunismo non se l’e’ sentita di
cancellare completamente la storia) si assomigliano tutte nel loro grigiore e
appiattimento.
A noi italiani
stupisce di non trovare quasi mai un Centro città vero e proprio, e di
scoprire che l’edilizia ha privilegiato il vivere in comune (spesso ammassati)
e quindi i palazzi, i condomini, i grattacieli, a discapito delle villette
singole o doppie cosi’ comuni invece in Italia.
Di chiese se ne
vedono poche, molte grandi città ne hanno a malapena una o due. Restano,
isolati o in località minori, monasteri e conventi (riconvertiti all’uso
religioso o turistico dopo che il comunismo li aveva fatti diventare
magazzini, caserme, prigioni, etc.). Si trovano ancora, invece, le
caratteristiche case in legno, poche nelle grande città, in discreta quantità
nei centri periferici o nelle piccole città. I turisti le vedono e dicono “Che
belle, sembrano quelle delle fiabe!” e pensano che li’ sia molto meglio
abitare piuttosto che nei grigi palazzoni, ma non sanno che sono abitate dalla
povera gente, quasi sempre non hanno ne’ fognature ne’ allacciamenti per il
riscaldamento, e non sempre arriva la luce elettrica. I ricchi, se non amano
la vita in città, si dirigono nelle zone periferiche, tra i boschi,
raggiungibili da strade piene di buchi e senza asfalto, in cui un tempo erano
solo le dacie (case rustiche per il week end o per seguire meglio la
coltivazione del proprio orto), e le trasformano, spesso con gusto, in ville e
villoni, in legno o in muratura, cinte poi da alte mura che le proteggono e le
nascondono.
I palazzoni russi
sono tirati su sbrigativamente, sono molto carenti nelle finiture (infatti
quelli moderni di lusso sono definiti “all’occidentale”), già dopo pochi anni
necessiterebbero (perche’ poche volte si fa) di grandi riparazioni e
ristrutturazioni.
Un’altra cosa che
stupisce gli italiani e’ la presenza del “domophone”, un sistema per la
chiusura dei portoni (tutti rigorosamente in metallo) tramite un codice
elettronico (per evitare di pagare il portinaio e di fare entrare gli
intrusi).
Gli interni, gli
spazi comuni sono in genere abbandonati a se stessi, muri sbrecciati,
sporcizia, puzza di urina di gatto, buio (le lampadine o si rompono e prima
che qualcuno le cambi passano mesi o qualcuno se le ruba e se le porta a casa
propria). Invece ogni appartamento privato e’ ben curato, ognuno cerca di fare
il meglio che puo’ (ma al gusto occidentale l’arredo appare sempre troppo
pesante – specie per tutti quei tappeti appesi alle pareti)
Anche l’arredo
urbano esterno lascia molto a desiderare, il tutto peggiorato dalla presenza
costante dei garage, scatolotti in lamiera arrugginita che tuttavia cominciano
già a valere – per la loro scarsità - un occhio della testa.
Se vi avventurate di
notte, auguri, non perche’ ci sia da temere i balordi o i criminali ma perche’
non si vede niente (le luci pubbliche o mancano proprio o sono fievoli
fievoli), e le strade e i marciapiedi russi sembrano fatti apposta per un
rally.
Oggi le cose stanno
un po’ migliorando, ma sempre di palazzoni o grattacieli si tratta, solo un
po’ piu’ varii e colorati di prima.
Le foto
Una
veduta di Ulan Ude (città ai confini con la Mongolia)

Una città qualsiasi della Russia, e’
proprio uno di quei palazzoni fatti con lo stampino.

Una abitazione di legno a Suzdal

Uno squarcio alla periferia di Mosca
14/10/2005
Vodka e affini
E anche il mio
secondo vicino di pianerottolo, Jura, e’ andato, ha dato le dimissioni da
padre e da uomo e ha iniziato la sua nuova vita di ubriacone. Ora vaga tutto
il giorno nel cortile attorno a casa e nelle stradine limitrofi, siede per un
po’ sulle panchine, lo sguardo fisso e vuoto, passa di tanto in tanto, senza
pero’ neppure voltarsi a guardarlo, davanti al suo camion sgangherato (a cui,
a poco a poco, stanno rubando tutto, un pneumatico, il tergicristallo,…)
parcheggiato, forse per sempre, in una piazzola a margine della strada. Per
ora ha mantenuto le chiavi di casa, la moglie ha pietà di lui, ma in futuro
chissà, potrebbe continuare cosi’ per tutta la vita (e lui non e’ vecchio,
avrà piu’ o meno cinquant' anni) o potrebbe, un bel giorno, prendendogli le
chiavi di casa e mandandolo fuori, dirgli “Basta, ne abbiamo abbastanza di te,
e’ ora che tu vada”.
Lui ha un’aria
stranita, a metà tra lo stupore, vedendo cosa il destino gli ha riservato e la
fierezza (si’, fierezza e orgoglio, puo’ sembrare strano ma a me pare proprio
cosi’) di essere, finalmente, entrato in un club esclusivo, il club estremo di
quelli a cui la vita, ormai, non puo’ piu’ chiedere, e probabilmente dare,
niente. Non dimostra paura o disperazione (le lacrime e le imprecazioni, se
mai ci sono state, le ha tenute per se’, come tutti i russi), sta cercando di
prendere confidenza con il suo nuovo mondo. Ha fatto amicizia con l’altro
nostro vicino di pianerottolo, uno giovane ma socio del club ormai da anni,
che gli sta insegnando anche i trucchi del mestiere (cosi’ ha cominciato anche
lui, quando mi incontra, a salutarmi con “Buongiorno, come sta?” – in italiano
– e a sfoderare un sorriso come mai gli avevo visto fare, sperando di ricevere
anche lui i 20/30 rubli che gli garantirebbero perlomeno una birretttina –
Questa cosa sta prendendo proprio una brutta piega, mi devo dare una mossa,
smettere di essere il benefattore di tutti gli ubriaconi della zona. Il
giovane, ultimamente, sta ricorrendo a tutte le astuzie pur di farmi scucire i
rubli, tipo venire dopo ogni vittoria del Milan a bussare alla mia porta e
indicare felice con le dita il punteggio – hai voglia a spiegargli che io sono
tifoso dell’Inter; oppure suonare al campanello e, quando apro, apparire tutto
sorridente con un suo gattino arruffato in braccio – non sapendo che cosi’ mi
fa ogni volta inorridire al ricordo di quando, non molto tempo fa, l’aveva
lasciato cadere (buttato?) dall’undicesimo piano – ma il gattino, come si
racconta, stette per due giorni immobile senza mangiare e bere, ma poi si
riprese e ora sembra normale -.
Povero Jura, un po’
lo capisco, vive in un appartamento di due stanze piu’ una piccola cucina lui,
la moglie, la figlia col marito e un bebe’ e tre cani, di cui due di grossa
taglia. Aveva un lavoro (autotrasportatore) saltuario e che gli rendeva poco,
soprattutto non vedeva davanti a se’ nessuna prospettiva di cambiamento. E gli
uomini russi vorrebbero essere tutti gran cavalieri ed eroi, dare allo loro
famiglia i migliori agi e il benessere, ma spesso non sanno cavarsela nella
vita quotidiana, la routine li deprime, il mondo degli affari li annoia; e
allora se non possono giungere alla Gloria si lasciano trascinare nella
Miseria e nella Desolazione. La via e’ quella dell’alcol, Grande Facilitatore.
L’eccesso del bere,
l’ubriacarsi non e’ socialmente sanzionato, anzi, e’ tollerato se non guardato
con simpatia, il Personaggio dell’Ubriaco e’ presente in tutte le narrazioni
popolari, nei film, nelle commedie, quasi come la maschera di Pulcinella o
Arlecchino da noi in Italia. La Russia, da questo aspetto (non solo, a dir la
verità) mi ricorda molto il Trentino di tanti anni fa: per gli adolescenti il
rito di passaggio all’età adulta prevedeva una solenne ubriacatura; reggere
quanto piu’ si poteva grandi bevute di vino o grappa era segno di virilità; e
i risultati poi si vedevano: quante vite ancora acerbe stroncate, quanti amici
che ci hanno prematuramente lasciato (schiantati con l’automobile o soli come
un cane su di una gelida panchina).
In Russia bevono
tutti, uomini e donne, giovani e anziani, non e’ raro vedere per strada o alla
stazione della metropolitana donne eleganti o uomini vestiti da impiegato
modello barcollare paurosamente e reggersi in piedi a fatica, avranno appena
festeggiato un compleanno in ufficio.
Si potrebbe dire che
l’alcol e’ nel DNA dei russi: si legge che il Grande Principe Vladimir I
(convinto che la Religione aiuta molto a manovrare il popolo) scelse il
cattolicesimo, preferendolo alla religione mussulmana, proprio perche’ non
proibisce l’alcol.
Gorbaciov, astemio,
fece una grande campagna contro l’alcolismo, con il risultato di indebolire a
dismisura le casse dello Stato, indurre i russi a fabbricare da se’ vodka e
surrogati usando come ingredienti veramente di tutto, e rendersi odiato dalla
gente. I comunisti invece, vecchie volpi, stabilirono il prezzo della vodka a
valori popolarissimi. Appena qualche anno fa, quando lo Stato era in grave
crisi finanziaria, i lavoratori di diverse regioni della Siberia accettarono
di essere pagati in bottiglie di vodka invece che in rubli. E se girate a
piedi per strada prima o poi vi capiterà di imbattervi in un fagotto informe
per terra, cosi’, in mezzo al marciapiede magari, neppure un po’ riparato, non
preoccupatevi, non fateci caso, continuate per la vostra strada, prima o poi
(forse) si risveglierà e se ne andrà a casa, non sempre sono barboni quelli
che fanno cosi’. Oppure, come e’ successo a me, ad un certo punto vedrete un
passante che, mentre lo incrociate, barcolla e si schianta proprio addosso a
voi . Nel mio caso lancerà un grido, ridestandosi, e si tasterà tutto
dolorante la fronte contusa dall’impatto con le ossa appuntite della mia
scarna spalla.
Un consiglio,
comunque: se andate in Russia non cercate di competere in bevute con la
popolazione locale, potrete vincere forse una battaglia, ma non certo la
guerra. Se la sera crederete, trionfanti, di aver tenuto testa alla pari - ma,
essendo in territorio straniero, il pari equivale alla vittoria- al
mattino vi accorgerete, riemergendo dal mal di stomaco e dalla nebbia della
vostra testa, e vedendo il russo tutto arzillo e sveglio come se nulla fosse
accaduto, che la vostra era una vittoria di Pirro. Certo, i russi hanno i loro
trucchi, prima di bere mangiano un cetriolino sott’aceto, dopo la bevuta, al
mattino appena alzati, bevono birra, ma questo fa parte del “mestiere” del
bevitore.
E se proprio siete
stati troppo male e giurate di non voler piu’ ripetere l’esperienza, potete
fare come quei malcapitati che, costretti (dal datore di lavoro o dalla
moglie), si fanno impiantare all’Ospedale sottocute una piastrina miracolosa
che per un anno vi renderà astemi.
Si puo’
scherzare su questo essere dei russi, lo fanno tutti del resto, ma non va
dimenticato che qui chi guida l’automobile rispetta scrupolosamente (certo, ci
sono le eccezioni) l’astensione da ogni bevuta di alcol. La quantità di alcol
nel sangue tollerata e’ pari a 0, e la polizia
non ci pensa due volte: sequestra
l’automobile. Gli agenti,
appena finiscono il turno, giu’ con la bottiglia anche loro . E cosi’ chi è
uscito in macchina è ha intenzione di bere cerca un amico compiacente
che gli faccia da autista.
L'amico la prossima volta chiederà ovviamente di essere ricambiato.
29/09/2005
Svadba (nozze)
Se passate per la
Piazza Rossa di sabato resterete stupiti per l’incredibile numero di
limousine bianche o altre automobili di gran lusso (Mercedes, BMW, etc.)
parcheggiate ai bordi della Piazza. Penserete, scommetto, alla visita
ufficiale di qualche Sultano arabo o, magari, dell’uomo piu’ ricco del
mondo, il Sovrano del Brunei (che, effettivamente a Mosca c’e’ venuto
poco tempo fa). Invece, no, sono le automobili che si noleggiano per il
gran giorno delle nozze, e, infatti, se guardate bene, vedrete la Piazza
affollatissima di piccoli cortei ognuno al seguito di una coppia tutta
vestita da festa, in genere lui tutto nero e lei tutta bianca (ma ci
sono anche le varianti: tutti e due bianchi, o lui grigio e lei crema,
etc.), e in cui gli invitati passano il tempo fotografando o facendo i
paragoni e i commenti sulle altre coppie di sposi.
Le nozze hanno il loro
rito che, sembra, ancora i russi sembrano voler rispettare. Molte cose
sono come da noi (le strombazzate con i clacson, le fotografie tra i
fiori, il grido “bacio bacio”, etc.), ma ci sono alcune interessanti
particolarita’ tipiche russe.
Prima di andare in
Municipio per l’atto ufficiale i due futuri sposi si devono sottoporre
al lungo rito della presentazione dello sposo alla sposa che avviene
tramite un lungo (scusate la ripetizione, ma e’ per ribadire che e’ una
cosa che fa venire una barba lunga cosi’) itinerario (nel senso che e’
un vero percorso a tappe, di strada non se ne fa tanta, visto che si fa
nel luogo dove abita la donna, al limite c’e’ da salire a piedi un bel
po’ di piani) di indovinelli, giochetti, prove di abilita’ (tipo
individuare tra diverse qual e’ l’impronta delle labbra della futura
moglie, o indovinare o ricordare i suoi gusti alimentari) che hanno
termine davanti alla porta di lei, dove lui, ormai prostrato, grida il
suo amore (e di aprirle la porta). . Lei, in genere,
fa un po’ la difficile, non si concede subito, ma alla fine apre. Tutto
questo e’ guidato da colei (piu’ raramente colui) che e’ stato nominato
Capo del Cerimoniale. E’, questa, una figura della cui inutilita’ sembra
che nessuno ormai dubiti, che spesso risulta antipatica (e lo diventa
sempre di piu’ man mano che il tempo passa), ma che nessuno osa abolire.
E’ lei (o lui) che organizza tutti i festeggiamenti, che gira con in
mano sempre una cartella aperta quasi fosse Mike Bongiorno, e che, nel
bel mezzo del pranzo (o cena) nuziale, quando tutti o quasi faticano a
reggersi in piedi, ordina ai due sposi - e loro, a testa bassa,
obbediscono - di recarsi nel centro della sala a rispondere all’ennesime
domande interessantissime “Chi portera’ fuori il cane?” “Chi lavera’ i
piatti?” eccetera eccetera. Nessuno li caga, ovviamente, ognuno e’ perso
ormai a brindare col vicino o a cantare canzoni popolari tra una
portata, una bevuta e l’altra oppure sta solo e malinconico, la testa
pesante e l’alito ancora peggio.
Invece la cerimonia
all’ufficio specializzato municipale (sono pochissimi quelli che si
sposano in chiesa, anche se aumentano) e’ simpatica. Le sale sono ben
attrezzate e arredate, e il traffico (c’e’ da fare la coda anche qui,
ci sono talmente tante coppie in attesa che se non state attenti vi
ritrovate a seguire la celebrazione di qualcun’altro) e’ ben diretto.
Esiste sempre una vera e propria orchestrina (un quartetto anzi in
genere: violino, contrabbasso, arpa e flauto) che suona dal vivo le
musiche tipiche nuziali (o quant’altro vi venga in mente di farvi
suonare, i Beatles magari)
Alla fine, ovviamente,
si mangia. Non sono certo i cenoni che conosciamo noi in Italia (finora
ho assistito solo a nozze di gente normale, non di ricconi), ma,
insomma, si fanno rispettare. Mancano, ebbene si’, le bomboniere (e
nessuno ne sente la mancanza). Non ci sono neanche le liste di nozze
(ognuno fa il regalino che vuole) e neppure i viaggi di nozze (in teoria
si, ma chi ha i soldi e il tempo per farlo?).
Insomma
si fatica, e si spende, certamente meno che in Italia. Anche perche’,
forse, si sa che di cerimonie cosi’ nella vita se ne faranno
probabilmente altre… (qui una coppia che arriva ancora unita alla
vecchiaia e’ veramente una mosca bianca)
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