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STRUDEL VIAGGI
Ilaria
Pirocchi
New York city
Italiani a New York
Eventi a New York
Un
giorno a New York

Gli italiani a New York
Bastano pochi giorni per sentirsi a casa nella
grande mela, per un italiano soprattutto. Lla prima cosa che notano gli
americani e’ la musicalita’ della lingua, per loro ogni nostro discorso “seems
like a song”. E se mai si sono recati in Italia, e’ l’inizio di un lungo
discorso sulle bellezze naturali e storiche che il nostro Paese offre a
residenti e visitatori.
Il cambio euro-dollaro ha influito drasticamente
non solo sulla scelta della meta di vacanza degli americani, ma anche sul
rientro in patria di tutti gli italiani che vivono negli States: nel corso del
mio soggiorno a New York, ho avuto modo di conoscerne una moltitudine, tutta
gente che e’ partita dal nulla e che continua a lavorare con passione, quella
passione che in fondo contraddistingue il nostro popolo da sempre. La presenza
italiana spicca decisamente nel campo della ristorazione e dell’intrattenimento.
Non c’e’ quartiere in cui manchi un buon ristorante italiano, un bar o una
lounge gestita da persone del bel Paese. In realta’, nonostante le mille
tendenze e i vari eventi che si susseguono di settimana in settimana, il
ristorante italiano e’ un must per tutti, perche’ e’ il piu’ fashion, e’ il piu’
ricercato, perche’ si respira un’atmosfera frizzante e divertente.
E come la mettiamo con la lingua? L’italiano e’
rinomato per essere davvero pigro dell’apprendere nuovi linguaggi, ma qui non e’
un problema! Anzi, e’ probabile che la risposta ad ogni gesto o parola
balbettata sia “OK. No problemo”. A Little Italy, che cerca di resistere nel bel
mezzo di China Town, ad UpTown, non e’ difficile trovare qualcuno che parli la
tua stessa lingua e che non sia pronto a darti la dritta giusta su qualsiasi
questione.
Insomma, basta poco per sentirsi a proprio agio, e
per ridurre una distanza che sembra interminabile.
A fine Aprile e’ stato sottoscritto un accordo tra
il consolato italiano, la citta’ di New York, e gli stati del New Jersey
Connecticut per la promozione dello studio dell’italiano attraverso sovvenzioni
ad enti e scuole in loco e per l’istituzione di un esame che attesti la
conoscenza dell’italiano al pari di altre lingue straniere:. E’un bel passo
avanti, considerando la massiccia presenza di Italiani nei territori succitati.
Le associazioni italiane a New York pullulano e si
danno da fare, tanto da essere in grado di organizzare serate per lavoratori o
studenti almeno una volta a settimana. Non dimentichiamo quanti sono impiegati
qui nel campo della ricerca: alla New York University, in alcuni dipartimenti,
come quello di Economia, l’italiano e’ la seconda lingua, dai giovani studenti
di dottorato ai professori stimati nell’ambiente.
Persino nel Meat Packing District, il quartiere
dei disco clubs, non manca il gestore italiano, anzi, sudafricano, nato da
genitori italiani, che vive nella city da almeno 20 anni.
Insomma, la comunita’ italiana a New York? Un
sottobosco silenzioso ma capace, che cerca di dare il meglio di sé, nonostante
gli ostacoli che la vita in un altro paese puo’ presentare, pronto a tendere
una mano ai neoarrivati.
New York
City: cos’ha di diverso questa metropoli rispetto alle altre?
New York: cosa evocano queste due parole
nell’immaginario comune? Dal momento che l’epoca moderna porta a riflettere meno
e ad optare per le soluzioni piu’semplici e veloci, una persona media proverebbe
ad usare Google per vedere cos’e’ associato a New York: tra le prime voci
elencate, figura la statua della liberta’, il Moma, la New York University, il
New York Times. E’ parte integrante della citta’ ma non puo’ esemplificare
l’atmosfera che si respira nella grande mela ne’ tanto meno il lifestyle di un
newyorkese tipo tra i 20 e i 30. Nel campo semantico di queste 2 parole, in
realta’, entra qualcosa di magico e misterioso che stimola l’immaginario comune:
perche’ Manhattan viene considerato il centro del mondo?
Non c’e’ una risposta univoca e precisa a questa
domanda ma l’atmosfera che aleggia per le strade della grande mela e’ autentica
e unica: vibra dentro e rende palpabile la differenza con il resto del mondo
proprio perche’ ognuno ha la possibilita’ di trovare la sfaccettatura che piu’
preferisce. Dallo stile architettonico, ai tipi di etnie e tendenze visibili,
Manhattan e’ per antonomasia il melting pot da piu’ di 2 generazioni, fin da
quando ad Elly’s Island veniva registrato l’arrivo di ogni emigrante: e’
difficile non trovare un angolino in cui non sentirsi a proprio agio. Non e’
possibile sentirsi totalmente straniero. Tutto e’ costruito intorno a gente che
passera’ di li’ una volta e poi si vedra’ e non importa se la tua pronuncia e’
poco ortodossa, e’ molto probabile che neanche quella del tuo interlocutore lo
sia, specialmente se ti aggiri per Chinatown, il quartiere che ingloba streets
piu’ velocemente.
Il newyorkese tipico sa che ha scelto una vita
diversa da quella degli abitanti del resto degli States, ha accettato la sfida e
ama la confusione, il traffico e lo sporco, ha molte conoscenze e pochi amici,
ha un ritmo di vita piu’ che frenetico e una casa a soqquadro, magari a qualche
fermata di metro dal Village, il cuore della vita giovanile.
Ma allo stesso tempo, e’ colui che ha uno stile
delineato: nonostante il capello trasandato e il vestito stropicciato, ha
quell’accessorio in piu’ che non passa inosservato; Ipod come inseparabile
compagno e magari un pc portatile nella borsa, da tirar fuori appena e’
possibile sedersi e connettersi in rete, ovunque e GRATIS. Caffe’ lungo con
latte e ghiaccio, rigorosamente, anche se fuori la temperatura e’ di 30F, che
accompagna il passo frettoloso di una Converse slacciata... Tra il fumo di un
tombino e un cagnolino vestito dello stesso colore del proprietario, il giovane
americano, ha sempre qualcosa da raccontare al suo amichetto: testa bassa, di
fretta, parla al cellulare con un tono di voce squillante dicendo per lo piu’
nonsense. Tutto e’ cool, niente e’ out, ma in realta’ i rapporti interpersonali
sono costruiti come il resto: ci si vede una volta e poi chissa’! Percio’ non
importa che tu sia single, gay o accoppiato, tutto scorre ad alta velocita’ tanto
da rendere indefinibili la maggior parte delle situazioni.
La tendenza piu’ cool per i giovani, da un po’ di
anni a questa parte, consiste nell’abbracciare la corrente degli hipsters.
Volendo fornire una definizione esaustiva, e’ hipster tutto cio’che e’
anticonformistico, contro il volere dei genitori, parenti e amici; e’ hipster
chi bada alle apparenze ma al trash allo stesso tempo; chi spende piu’ di 100$
per un paio di scarpe usate; chi cura i suoi capelli all’eccesso o chi non li
cura affatto perche’ pensa che il suo look sia migliore senza fare lo shampoo;
chi torna a casa a cambiarsi perche’ hai pantaloni troppo svasati; chi non ha la
riga giusta al posto giusto, che puo’ essere in testa, nel motivo della giacca,
pantalone o scarpa; chi ascolta il gruppo piu’ sconosciuto sulla faccia della
terra proprio perche’ e’ sconosciuto, ma allo stesso tempo vuole uscire solo con
chi sa i nomi dei componenti della band; chi parla male della sua citta’ quando
e’ altrove e parla male del suo paese quando e’ in citta’; chi paga il suo
affitto con la carta di credito platinum...E chi vuole fare un buon investimento
immobiliare segue loro, anche se non e’ attratto dal suono di questa parola:
hipster e’ etichettato come qualcosa di brutto ma indefinibile, diabolico ma
ignoto. Ma intanto New York corre e cresce...e Williamsburg, a Brooklin ma a
qualche fermata dal village, e’ diventato da quartiere prettamente industriale
luogo d’incontro trendy: locali, discoteche, pubs, talvolta al limite del
consentito, ma comunque il posto piu’ cool dove andare durante il weekend.
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