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Siberia
e Russia
La stazione di Ob, prima di Novosibirsk di Ob, prima di
Daniele Castiglioni Pendolare della transiberianaDurante la logorante attesa del mio treno ho modo di constatare l’insensatezza di questo mio viaggio: su 15 giorni totali di vacanza, ne passerò 6 interi solo di viaggio, tra andata e ritorno. Come sempre la presenza di soldati in stazione è una costante, questi giovanissimi ragazzi si annoiano, seduti tutti insieme vicini, chiacchierando e scherzando ogni tanto nell’attesa del loro convoglio. Noto che si dividono in due gruppi: uno costituito da soldatini semplici, senza stellette varie ed eleganti uniformi, l’altro formato da giovani vestiti in modo più “ufficiale” e con i cappotti ornati dai rispettivi gradi. Un ufficiale anziano che li comanda, ogni tanto li divide in gruppi nella sala della stazione ed ordina loro di sistemarsi in fila per poi marciare portandoseli chissà dove. I ragazzini un po’ ridono ed obbediscono agli ordini in maniera divertita, non si respira un’atmosfera severa da caserma. Almeno le loro esibizioni interrompono a tratti la noia delle ore che sto passando seduto su una panchina di metallo, nel freddo di una stazione troppa grande per essere adeguatamente riscaldata. Fortunatamente ad un certo punto un pazzo vivacizza l’ambiente e calamita su di sè l’attenzione generale. Fortunatamente ad un certo punto un pazzo vivacizza l’ambiente e calamita su di sè l’attenzione generale. Quest’uomo si posiziona al centro della sala e, con urla e movimenti scattanti, simula i colpi di qualche arte marziale, immobilizzandosi poi alcuni secondi nelle mosse che compie. Forse per essere ammirato dai soldati, forse solo per farsi notare o per chissà quali altri motivi nascosti nel suo cervello, continua nelle sue evoluzioni finchè l’addetta alla sala lo invita a smetterla. Al termine dello show scrosciano fragorosi gli applausi del mini esercito presente e questo signore sconosciuto ringrazia inchinandosi. Allora i piccoli soldati continuano a scherzare tra loro passandosi di mano in mano bottiglie di coca-cola che trangugiano avidamente. Conoscendo bene ormai l’orario in cui si può iniziare a prendere posto nelle carrozze, alle 20.15 mi dirigo al binario 4 con i miei due zaini sulle spalle, fuori è buio pesto e con l’oscurità il freddo si sente ancor di più. Cercare il mio vagone sulla banchina incrostata di ghiaccio, senza guanti per poter avere sensibilità alle mani e consegnare subito il biglietto alla provodnitsa, mi costa un po’ di fitte alle dita, già intorpidite dalla bassa temperatura. Finalmente posso salire la ripida scaletta metallica e sistemarmi nel platzkartnyj! All’interno è ancora semi-buio, le luci verranno accese alla partenza, ma trovo lo stesso il numero del mio posto, che fortunatamente questa volta è quello inferiore, infilo i bagagli sotto il grosso sedile ribaltabile e sono pronto per affrontare le 14 ore di viaggio che ancora mancano per giungere a Seryshevo. Ormai mi sembra di essere un pendolare della linea transiberiana, ho perso il conto delle volte che ho viaggiato su www.solosiberia.it 72 questi treni, che conosco praticamente a memoria. Penso a tutte le esperienze ferroviarie che pian piano mi hanno portato fin qua: dalle linee intorno a Milano alla transiberiana, infatti, il passo non è cosi breve! Forse un giorno mi concederanno un abbonamento honoris causa su tutta la tratta! Ho gioito troppo presto crogiolandomi all’idea di assaporare il calduccio del vagone, poiché dopo alcuni chilometri scopro che in questa carrozza non funziona assolutamente il riscaldamento e devo trascorrere tutta la notte, come gli altri passeggeri, avvolto nel cappotto e nella coperta come in un bozzolo di farfalla. L’aria gelida penetra dalle fessure dell’intelaiatura di legno del vecchio finestrino soffiandomi sulla testa e devo infagottarmi bene fino a sparire sotto il panno caldo delle ferrovie russe. Naturalmente sono digiuno, non so più da quante ore, probabilmente dall’ultimo pranzo in aereo. |
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